Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1605-6-12

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Lelio Pasqualini, Rome

Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1605-6-12
FINA IDUnique ID of the page  10151
InstitutionName of Institution. Aix-en-Provence, Bibliothèque de Méjanes
InventoryInventory number. Ms. 209, f. 186-191
AuthorAuthor of the document. Lelio Pasqualini
RecipientRecipient of the correspondence. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . June 12, 1605
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Lorenzo Pignoria, Hubert Goltzius, Fulvio Orsini, Markus Welser, Alessandro Borgianni
LiteratureReference to literature. Goltzius 15661, Orsini 15772, Carpita - Vaiani 2012, n° XIX, p. 94-983
KeywordNumismatic Keywords  Roman Republican , Herod The Great, Judaea , Lead , Casts , Augustus , Roman , Gems , Forgeries
LanguageLanguage of the correspondence Italian
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

-Lettre du 12 juin 1605 (de Rome) : « [186] Illustrissimo Signore mio obligatissimo, Se la memoria che Vostra Signoria tiene di me fosse semplice effetto dell’amor che ella mi porta, crederei che la bontà sua la rendesse sodisfatta della corrispondenza che ne riceverò, ma ella vienne tuttavia accompagnata da tante et sì [187] amorevole dimostrationi, che io non so pure ringratiarnela con parole, non che speri di mai poterle corrispondere in questa parte, benche in ciò mi consola grandemente il sapere io molto bene, che si come la nobiltà et l’altezza dell’animo suo la spingono à mostrar effetti cortesi per puro desiderio di operar virtuosamente, et non per guiderdone che ne attenda, così le fanno parere una spetie di pagamento la confessione del debito, et degna di scusa l’impotenza del pagarlo. M’era nondimeno messo in animo di sodisfare ad alcuna parte con l’occasione così bella del padre Frà Gabriele, ma Sua Reverentia non ha date le lettere, se non dopo il fine di tutti i suoi negotij; et hoggi mi ha fatto intendere che gli conviene partir domatina, se bene havea data intentione d’indugiar à mezo la settimana venente; onde non ci è tempo di pure scrivere, non che far altro, et veramente ne sento dispiacere, come fa ancora il Padre Sirmondo per il desiderio che havevamo di ricompensare un lungo silentio con una simile scrittura. In tanta angustia di tempo adunque per più servirla, non farò cerimonie, ne mi stenderò in alcuna scusa di non haverle scritto, massime havendo fatto Vostra Signoria come quelli che per non essere visitati fanno dire di non essere in casa, et di questo particolare n’hebbi lettere fin dal Signore Lorenzo Pignoria; onde io che non tengo commercio nell’altro mondo mi quietai ben con quell’amaritudine che ella può stimare, et ho pregato Dio continuamente, che ne concedesse gratia di rivederci in gloria sua.Hora io mi rallegro con vero affetto di cuore della salute, de gli honori, et delle felicità sue, et spero nella [188] bontà divina che le accrescerà in infinito si come infiniti sono i meriti suoi.Vengo alla lettera sua nella quale mi commanda che io le dia notitia dello stato mio, et poi ella mi avisa della medaglia della famiglia Hostilia, et dell’altra di un Herode Re della Giudea delle quali ha fatto acquisto; et ha raggione di accompagnar me con l’altre anticaglie, che veramente sono alli confini; et rispondendo col medesimo ordine suo, le dico che dell’animo et del corpo mi trovo in miglior conditione, che ella non mi lasciò, se ben non interamente sano. Della medaglia dell’Hostilio ne fa mentione il Goltzio ne suoi Fasti consolari, et perche à Roma non sia mai veduta, l’Orsino non volle mai credere che fosse antica, quasi non ne havessi io cinquanta, dico delle consolari solamente, che egli prima non havea mai vedute. Delle Herode è gran tempo che io me ne trovo una medaglia in argento molto conservata di peso di un denaro e mezo; et credeva fermamente di haverla mostrata a Vostra Signoria.Io ho dato à gettare molte cose, ma non credo di poterne havere, se non poche in così breve tempo. Fo ogni sforzo che fra le poche vi sia il Carlo Magno, et perche la forma non è asciutta ho ordinato che si getti di solfo, non so come venirà perche in piombo è un poco sabollito (?) et non si può nettare per essere metallo così tenero. Ho inteso che la città di Aix è vicina ad Avignone una giornata, tal che vo pensando di mandare i pieghi miei per quella via, per mezzo del Signor Cardinale San Giorgo legato, col quale io ho servitù; come ho ancora con Monsignore Montorio hodierno vicelegato. [189] Il modo di formare medaglie in orpelle non serve interamente per la mia vista, che si fa ogni giorno più debole; credo che il miglior modo sarà il farle dissegnare; et hora gliere manderà alcuna di quelle che ella domanda per provare che appresso i romani la mano destra fu più honorata che la sinistra, si come fu veramente senza dubio niuno; ben dico a Vostra Signoria che dalle medaglie non se ne può havere niuna prova, et molto meno di tutte da quello che hanno due teste l’una sopra l’altra; le scriverò poi più à lungo con altre commodità. L’impronto della testa di Augusto che Vostra Signoria mi mandò fatta da Dioscoride non si può se non lodar molto, tuttavia dovendole io parlare ingenuamente, le dico che non mi pare che arrivi a quella vivacità et eccellenzam et diligenza di taglio et dissegno di quell’huomo; i caratteri delle lettere sono diversi da suoi, et non sono di quella bellezza, oltre che sono tre volte maggiori; et sappia Vostra Signoria che in Roma sono due altri intagli di quel maestro; cioè un Apollo in corniola, et una Diana in Ametisto di esquisita bellezza, et conservatione, et con le lettere così piccole, che per diligente che sia il veditore, non se n’accorge, se non è avvertito, e l’ametisto è in anello bellissimo antico, che non si può dire che la pulitura moderna habbia cancellate le lettere, poiché è legato in oro, ne mai p stato sciolto, che si scorgerebbe senza difficoltà niuna. In somma si conosce che quel maestro fece professione di fare caratteri di lettere, che non si vedessero, accioche in un istesso tempo fosse nominato et ammirato. Concludo che l’intaglio di Vostra Signoria ha qualche sospetto appresso di me di moderno.Io mi trovo un impronto del sopradetto ametisto non però cavato dalla gioia propria, ma da un altro impronto, et forse da un secondo, et perche non si può havere meglio, essendo la gioia in mano del cardinale Farnese, ho pensato che così bruto, et mal fatto non debbia dispiacere à Vostra Signoria, et per ciò glielo mando, dicendole che le lettere sono nel piano di fuori di quella bacchettina piccola, che tiene in mano la figura di Diana, et potrà Vostra Signoria da questo anello vedere che gli antichi legavano gioie di molta grandezza per quello che ella mi scrive in un’altra sua lettera. Hebbi gli ornamenti muliebri mandatimi da Vostra Signoria, et perche io ho desiderato di sapere la qualità delle pietre che vi erano legate, da questo mio desiderio ho compreso il suo, et per ciò le ho notate ne miei che hor le mando. Et in questo proposito le dico, che quanto alla applicazione de nomi, bisogna andarci molto avvertito, essendo materia poco specificata da gli autori et consequentemente oscura; et certo che quanto all’aco crinale temo che sia diverso da quelle che ha notato Vostra Signoria et mi pare di haverci osservato alcuna cosa sopra che manderò, trovandola, a Vostra Signoria. Hebbi l’ispositione del Velsero sopra il Zaffiro, che mi mandò Vostra Signoria di che la ringratio senza fine, ne dopo sono mai capitate a me altre lettere sue. Non so come il Signor Aleandro haverà servito Vostra Signoria, ma il povero gentilhuomo non vi ha colpa, perche non ha havuto la lettera di Vostra Signoria prima di questa mattina; ne l’haveva ne anco mai, se io non andava à ritrovarlo et sollecitarlo per la risposta, et la colpa è stata del signore uditore del Cardinale Acquaviva, che promise di ricapitarle subito; et poi se l’era scordato. Mando a Vostra Signoria l’impronto di tre medaglie, che ella mi domandava per l’altre lettere sue; le mando ancora quattro impronti d’intagli; uno è di M. Marcello, secondo quello che a me pare, altri vogliono che sia di Mario, mi sarà carissima l’autorità di Vostra Signoria in ciò. Uno è di un Diogene, che io credo [191] il Cinico, per la fierezza del viso, ho le lettere del nome suo dietro la testa, et perche per questo che ha le lettere sono venuto in cognitione di un altro intaglio mio d’eccellente maestro, che io prima non cognosceva; mando l’impronto di quello ancora. L’altro impronto ne mostra la conditione della vita humana, cioè il nascere per la testa di Giovane, il vivere per la testa di vecchio, et il morire per la testa della morte messa di sopra, et formata di amendue le teste, di maniera che vagamente ne dimostram che la morte sempre ne soprastrà congiunta alla vita humana, conforme a quello che disse alcun filosofo, che’l nascere era principio di morire. Con questo fine dico a Vostra Signoria che il Borgianni nostro se ne morì due anni sono, ò poco meno; et pur con questo fine do fine alla lettera, soggiungendole però che ho da scriverle un volume intiero, che sarà con la commodità delle prossime ferie di questa estate, et saperà all’hora che io ho fatto qualche acquisto anch’io di cose belle, et di eruditione. In tanto baccio la mano a Vostra Signoria et al Signore suo fratello, et prego loro ogni felicità et contento assicurandogli che io non ho padrone per cui sia per spendere volentieri, et liberamente ogni mio potere che per essi. Di Roma, alli XII di Giugno 1605” (Aix-en-Provence, Bibliothèque municipale Méjanes, Ms. 209, f. 186-191 ; Carpita & Vaiani 2012, n° XIX, p. 94-98).

References

  1. ^  Goltzius, Hubert (1566), Fastos magistratuum et triumphorum Romanorum ab urbe condita ad Augusti obitum ex antiquis tam numismatum quam marmorum monumentis restitutos, Brugis Flandrorum.
  2. ^  Orsini, Fulvio (1577), Familiae romanae quae reperiuntur in antiquis numismatibus ab urbe condita ad tempora divi Augusti ex Bibliotheca Fulvi Ursini, Adiunctis familiis XXX ex libro Antoni Augustini, ep. Ilerdensis, Rome.
  3. ^  Carpita, Veronica - Vaiani, Elena (2012), La correspondance de Nicolas-Claude Fabri de Peiresc avec Lelio Pasqualini (1601-1611) et son neveu Pompeo (1613-1622), Paris.