Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1606-1-22

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Lelio Pasqualini, Rome

Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1606-1-22
FINA IDUnique ID of the page  10153
InstitutionName of Institution. Paris, Bibliothèque nationale de France
InventoryInventory number. Fonds français 9539, f. 241r-243r
AuthorAuthor of the document. Lelio Pasqualini
RecipientRecipient of the correspondence. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . January 22, 1606
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Carlo Borromeo, Antonio Agustin, Fulvio Orsini, Philips van Winghe, Abraham van Goorle
LiteratureReference to literature. Orsini 15771, Agustin 15922, Goorle 16013, Carpita - Vaiani 2012, n° XXV, p. 119-1234
KeywordNumismatic Keywords  Coin Die , Die Engraver , Roman , Commodus , Antony , Cleopatra , Nero , Agrippina , Pompey , Casts , Gems , Roman Republican , Marius
LanguageLanguage of the correspondence Italian
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

-Lettre du 22 janvier 1606 (de Rome) : « [241 (162)] Molto illustre signore, Con l’occasione presente rispondo alla lettera di Vostra Signoria data in Parigi il settembre passato credendo, secondo che ella scriveva, che a questa hora si sia ripatriata: piacerà 1 à Dio che sia con prosperità et contento suo. Dissi a Vostra Signoria che le medaglie che hanno una testa l’una sopra l’altra non facevano fede, che la mano destra fosse più degna che la sinistra; né il contrario, et che erano fatte à caso et à piacere dagli artefici: hor ella non se ne quieta, et me ne domanda la ragione: saperà dunque che il disegno d’una testa si fa con molto maggior facilità se si fa guardare verso la mano sinistra dell’artefice, che verso la destra; et di qui avviene che ordinariamente le teste nelle medaglie sono voltate a man destra del guardatore, per la facilità dell’intagliar il conio con la testa voltata à mano sinistra: et Vostra Signoria può vedere per isperienza, che in cento medaglie, appena se ne tireranno tre o quattro voltate à man sinistra. L’altra osservazione si è, che sempre sta di sopra la testa della quale è principalmente la medaglia, ancorché l’altra testa fosse di deità: così ho veduto un bellissimo medaglione di Commodo con una testa di Pallade sotto, se però non era l’Amazone dell’effigie della quale egli soleva sigillare : onde quando l’artefice ha servito alla facilità sua nel disegnare, et intagliare il conio, la testa prencipale della medaglia è venuta di man destra come si vede nella [medaglia] grande in argento di Marco Antonio con Cleopatra et nelle [medaglie] in oro et in argento di nerone con Agrippina: quando poi l’artefice o per …[lacuna], o per semplice curiosità o per altra cagione ha voluto deviare dall’uso comune, et superare ogni difficoltà disegnando il [conio] a mano destra allhora la prencipal testa nella medaglia ha tenuto la parte sinistra; si come si vede nella medaglia grande in argento di Claudio con Agrippina. 2 Io non ho risposta dell’Apolline di Dioscoride, ma perché ho da vedere le cose che furono dell’Orsino per servigio del signor Cardinal Borromeo, spero che con tal occasione mi verrà fatto di haverlo, e lo manderò con l’altre cose tutte che ella desidera, et con qualche aggiunta ancora, che non le 3 dispiacerà, et sopra tutto haverà un disegno della forma vera del parazonio [lacuna] di far torto à così bella anticaglia [v] dandone fuor disegno, perché così non si può rappresentare la bellezza sua: basti à Vostra Signoria per hora di sapere, che il fodero suo è di metallo, et tutto lavorato minutissimamente con commesso di oro, et di argento: non si può già levar dal fodero, per il foco, et per la rugine grandissima che ha patito; ma perché del fodero ne manca la metà da un lato per ciò si vede chiaramente la forma del pugnale et chiaramente si conosce, che Antonio Agostino s’ingannò molto nel descriverla. 4 Dell’aco criniale so di haver veduto, et notato alcune cose ma non le ho trovate: ben mi ricordo, haver letto nell’Asino d’oro d’Apuleio che una Donna per certa vendetta cavò gli occhi ad un huomo con l’aco criniale, non havendo altra arma; il che sicuramente non si potrebbe fare con questi d’oro, di che noi trattiamo; i quali perché tutti hanno qualche ornamento, o di gioie, o d’altro, io stimo che non servissero, se non per fermare detti ornamenti ne’ capelli; massimamente vedendogli tutti torti à modo di uncino et l’aco crinale che fosse lungo poco men d’un palmo, fatto à modo di puntaruolo, et che servisse solo per separar dirittamente l’una parte de’ capelli dall’altra; si come usano hoggi ancora le donne di fare dalla fronte fin alla sommità della testa; et tale spartimento è per cagione che appare la cotica della testa, come un sentiero diretto; il quale sentiero in Bologna (forse traendolo dalla voce latina) si chiama …. polla quasi dica piccolo calle: se io ritrovarò l’ [indicationi] , che io ho notate le manderò. 5 Ho sentito infinito piacere della bella Corona acquistata per più cagioni: et certo che VS l’ha descritta con tanta diligenza, che mi par proprio di vederla rappresentata in disegno, non in scrittura: io non giudico che sia di altra persona, che di [imperiale], si come non era proprio ornamento di altro: ben so che nelle tragedie si usavano corone finte, di che mi ricordo haver letto alcuna cosa in Plinio; e potrebbe essere che questa fosse una di quelle; ma io credo più tosto, che fosse imperiale, non però quelle proprie che portava l’Imperadore, [242r]ma una finta fatta dopo morte, et sepellita insieme per minor spesa, et sansa pericolo che fosse rubata: è gran tempo che io son in questa opinione, che gli antichi mettessero cose finte, et di poco prezzo nelle sepolture in memoria de morti; et ho messo insieme tante cose à questo proposito, che quasi 6 non mi pare, che se ne possa dubitare: et frà l’altre ho quattro annella d’oro finissimo che tutte insieme non arivano al peso di mezzo scudo: la forma è l’ordinaria degli antichi; et tutti hanno legati camei; et sono trovati nelle ceneri; et la grandezza è questa • [cerchio a inchiostro diam 5 mm] . talché io non so à che potessero mai servire altro che à memoria, con poca perdita, et pericolo: L’impronto del Pompeo non è fatto sopra la medaglia più bella, che io hebbi timore che si guastasse.7 Veggo dalla lettera di Vostra Signoria che io le scrissi di M. Marcello tutto il contrario appunto di quanto, che io haveva in mente: in effetto bisogna perdonare alle note che io hò, che lo meritano per la qualità loro: io volsi dire in somma che io stimava, che quello intaglio fosse di Mario et non di Marcello come altri credevano: vero è che la L può servire all’uno, et all’altro nome, ma la ciera non è di Marcello la quale ha la fronte quadrata grandissima anzi è mezzo calvo; et l’intaglio è tutto coperto di capelli; con picciola fronte; et tonda; il Marcello ha il naso profilato, et grade molto; et l’intaglio l’ha proprortionato, et aquilino; et ha la parte di sotto della bocca, che sporge in fuori più di quello di sopra, al contrario à punto del Marcello; oltre che non è sì scarno il taglio et così asciutto come Marcello: et quello che molto giudico da stimare sì è, che egli rapresenta ottimamente quella acerbità di aspetto condita con gravità, et certa maestà, 8 che gli dà Plutarco: Il Mario dell’Orsino è cavato da uno intaglio in corniola; et lo giudicavano Mario, perché era simile ad una testa di marmo che è in Campidoglio; et quella testa giudicavano essere di Mario, perché era simmile all’intaglio dell’Orsino: questo è quanto in effetto io ne potei mai cavare. [242v]9. Dell’intaglio del Diogene Vostra Signoria ha ragione, che per la concavità degli occhi somiglia ad una maschera; ma poiché ci sono le lettere, et l’intaglio è sincero et buono, bisogna dire, che lo rappresentassero sotto forma di maschera, per la somiglianza che ne ha veramente: overo forse per dir meglio rapresentassero una maschera con l’effigie di Diogene. 10. Quanto al Carlo Magno io assicuro Vostra Signoria haverne veduto in Roma in mano di un Giovane Fiamengo (nb: Philips van Winghe?) una moneta in argento poco più piccola di un giulio, con la parola, Magnus, tutta distesa, et era così somigliante à questo mio piombo, che niente più: se bene per le parole istesse del rovescio parve à tutti, che non potesse essere altro che il Magno: perciochè 11 scrivono che i Re di Francia non potevano diliberare di cosa niuna grande apartenente al regno senza il consiglio degli Stati; come hoggi si fa dall’Imperadore, et forse ancora in qualche parte della Francia: hora Carlo Magno privò gli Stati di tale authorità, et sopraintendenza, et si fece padrone assoltuo; tal che pare che ragionevolmente gli convenga il titolo di renovatore del Regno: taccio che egli solo acquistò più, che molti altri insieme, che seguirono dopo lui, se però gli authori non mentono. Quello che dice Vostra Signoria che à Carlo Magno si conviene più tosto in nome di fondatore che rinovatore del splendore dell’Imperio Francese, sarebbe vero quando la Francia sotto gli auspicij di quell’Imperadore et non prima si havesse acquistato nome di forte, et di valorosa: ma si sa, che i Romani hebbero maggior difficoltà in acquistar la Francia, che quasi altra provincia fin à quel tempo: con tutto ciò né di questa, né di altri simili cose piglierei giuramento; tutto si dice per discorrere; senza il qual discorso l’antichità sarebbe morta. Circa l’impronto di cera del nicolo io non so che ne dire à Vostra Signoria perché nel forar la lettera, dove si haveva da mettere la nizza, per sigillarla, poi, il caso portò che il coltello diede à punto sopra l’impronto et lo guastò tutto: sì che se ne vede molto poco: et per quanto posso conietturare, stante l’imperfettione detta, lo intaglio mi par buono. [243r]12 Né il Gorleo De Annulis; né Gioan du Bois delle medaglie sono fin ad hora capitati qui: ne meno ho potuto havere ancora l’ultimo libro de’ [canc.] degli huomini illustri dell’Orsino; io non so perché si tardino tanto à comparire; non ho manco potuto trovar mai un libro di Pietro Pithei Adversariorum subsecivorum (?) che fu stampato in Parigi fin l’anno 1561 ne’ l dico però perché Vostra Signoria se ne dia impaccio, che io ho già parlato con un libraro che me gli promette tutti per la prima occasione. io scrivo in letto, dove sto distenuto più tosto da malinconia, [canc: ch’a da male] et da cattivi tempi, che da male: onde se non do intera sodisfattione à Vostra Signoria mi perdoni di grazia, et con la felicità dell’ingeno suo supplisca alli miei difetti: et pregandole ogni contento, le bacio la mano di Roma lì XXII di Gennaro 1606. Di Vostra Signoria servitore affettionatissimo Lelio Pasqualini” (Paris, BnF, Fonds français 9539, f. 241r-243r ; Carpita & Vaiani 2012, n° XXV, p. 119-123).

References

  1. ^  Orsini, Fulvio (1577), Familiae romanae quae reperiuntur in antiquis numismatibus ab urbe condita ad tempora divi Augusti ex Bibliotheca Fulvi Ursini, Adiunctis familiis XXX ex libro Antoni Augustini, ep. Ilerdensis, Rome.
  2. ^  Agustin, Antonio (1592), Dialoghi di Don Antonio Agostini, Arcivescovo di Tarracona, intorno alle medaglie, inscrittioni et altre antichità, Rome.
  3. ^  Goorle, Abraham van (1601), Dactyliotheca seu annulorum sigillarium quorum apud Priscos tam Graecos quam Romanos usus, ex ferro, aere, argento et auro promptuarii. Delft.
  4. ^  Carpita, Veronica - Vaiani, Elena (2012), La correspondance de Nicolas-Claude Fabri de Peiresc avec Lelio Pasqualini (1601-1611) et son neveu Pompeo (1613-1622), Paris.