Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1601-12-15

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Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1601-12-15
FINA IDUnique ID of the page  10141
InstitutionName of Institution. Paris, Bibliothèque nationale de France
InventoryInventory number. Fonds français 9539, f. 246r-248v
AuthorAuthor of the document. Lelio Pasqualini
RecipientRecipient of the correspondence. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . December 15, 1601
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Hubert Goltzius, Adolf Occo
LiteratureReference to literature. Occo 15791, Carpita - Vaiani 2012, n° VII, p. 47-522
KeywordNumismatic Keywords  christianism, chrism, roman, justinianus, constantinus, procopius, faustina, macrinus, gordianus, alexander severus, marcus aurelius, mountains, tetricus, tigranes, armenia, greek, roman provincial, clodius albinus
LanguageLanguage of the correspondence Italian
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

-Lettre du 15 décembre 1601 (de Rome) : « (c. 246r) Molto Ill.re Sig.re mio oss.mo, 1Veggo per una lettera ra di V. S. del p.o di Sett.re scritta al Borgianni n.ro, et mostratami da lui pochi giorni sono ch’ella seppe la ricaduta mia, onde io non le dirò altro intorno à ciò, se non che i Medici, non sapendo più che si fare mi cacciarono in una lettica, et mandarono fuori di Roma, credo perché non morissi loro in mano, dove sono stato fin al principio di Novembre; et in vero con molto giovamento rispetto alle parti vitali, et alla debolezza di tutto il corpo: ma quanto all’impedimento delle mani, et delle gambe, io stò pure come prima; sento però piacere della speranza che io ho di poter haver vita; comunque si sia, per non morire ingrato à molti miei amici, et P.roni, frà quali V. S. dello stato mio, più per sodisfare alla amorevolezza sua, che per trovar scusa al mancamento mio di haverle scritto così tardi: Piacesse a Dio che hor potessi almeno darle tanta sodisfattione in quello, che ella desidera da me, quanta vorrei; che mi parrebbe che’l difetto mio non fosse inespiabile: Farò quanto potrò tanto in ciò l’ordine delle l.re di V. S. et perché sono molto vecchie, anderò ripetendo gli argomenti, et le parole proprie, dove mi parerà farne bisogno. 2Dice V. S: haver veduto in Ravenna un sepolcro di uno Esarco, che giudica essere stato fatto nel tempo della medaglia mia dell’adoratione de’ Magi, perché vi sta scolpita la Madonna sedente col bambino su le ginocchia; attorno la testa del quale spiccano le punte della cifra XP crisogramma. Innanzi ò lei stanno tre figure in atto di caminare vestite con tonicelle fin al ginocchio, con panno volante di sopra, con beretta in testa aguzza, et portando ciascuna in mano una scodella piena di pallottine. Risposi, che io credeva che la medaglia fosse più antica; argomentandolo dal portamento delle figure, et dal carattere delle l.re. (c. 246v) Ella mi replica la seconda volta, che le l.re non sono fatte à punto come le originali, et che non si trovano medaglie con l.re greche più basso, che di Costantino et di Licinio et oltre ciò mi adduce l’opinione di alcuni, che Giovanni Zimisces fosse il primo che mettesse nelle monete l’imagine del Salvadore; et che nella Chiesa di Santo Apollinare in Ravena sic vi sono figure in Mosaico fatte al tempo di Giustiniano, che alzano quel seno della veste; et che non mi dee parere poco se la medaglia sia fatta à tempi di Giustiniano. Rispondo di nuovo, che io tengo, che la medaglia sia più antica per le ragioni già dette; et anco per quello, che si può argomentare dal metallo stesso belliss:o et dalla forma et maniera della medaglia, et delle figure, che sono molto buone, et la medaglia è mezzana, et molto grossa; le quali cose, al parer mio, non sono di poco momento: quanto alle l.re io non le hebbi per così simili, che io giudicassi, che si potessero havere per le originali, ma intesi di alcune come è il .disegno. et l’.disegno. overo .disegno. le quali non stimai, che fossero così formate sensa sic proposito di V. S. et non mi ricordai di haverle vedute in iscrittioni molto antiche: ma il prencipale mio argomento fu proprio quello che fece V. S. stessa; che si come dalla informatione sola, che ella haveva della medaglia, giudica che essa et la iscrittione fossero fatte in un medesimo tempo; così io dalla informatione diligente havuta dà V. S. di quel sepolcro, giudicai che la medaglia fosse fatta prima: né intendo per ciò di comendare la medaglia, ma di trovare la verità: Vi si aggiunge, che nella medaglia non vi sono sopra la testa del Salvatore quelle pronte della cifra .XP. cristogramma et i Capucci delle tre figure non sono aguzzi, ma tondetti, et cadono sopra la fronte nella maniera,c eh si veggono molte figure di Provincie captive, o prigioni nelle medaglie, et questa diferenza particolare de’ Capucci non è di poca consideratione, si come può sapere beniss:o V. S. et forze ad altro proposito le ricordarò io un’altra volta. (c. 247r) Quanto alla figura del Salvadore, che non si trovi in monete prima di Giovanni Zimesces, io lodo l’opinione di V. S. poiché in Roma si vede il Medaglione di Crispo, quando però sia fedele, che per ciò io lo vederei volentieri, coll’Imagine del Salvadore: benché io non tengo, che q.sto, et tutti gli altri medaglioni simili fossero monete per spendere; si come ancora dico di questa medaglia mia, la quale stimo sicuramente, che fosse fatta solo per spetiale devotione; si come io ne ho dell’altre; et se ne veggono in mano di molti ancora con diversi Santi aggiunto a margine: et ho degli intagli ancora et de’ Camei, et altre simili cose con figure del salvadore, et di altri Santi [fine aggiunta]. L’inscrittione mi è stata carissima, ma io non so di quale Isaacio ? si parli; perché i due che furono di questo nome poco prima della perdita di Costantinopoli, furono tutti e due Imperadori; et io ne ho veduto medaglie d’oro: ne credo, che regnassero sei anni, come dice l’inscrittione; pure di questo io mi rimetto a V. S. che quanto à me , io sono privato a fatto da potere studiare.3L’intaglio che ella ha havuto, come dice, coll’Antiochia, et con l’altre due figure, è simile in ogni cosa al mio, del quale ne manderò l’impronto à V. S. insieme con altre cose, et con li due suoi di che le sono debitore: quanto alla figura, che incorona l’Antiochia, io stimo, che sia l’Oriente, et che fossi incoronata de’ raggi, come è il mio, secondo il solito costume de gli antichi; et che la pulitura moderna gli habbia lasciato vestigi di uno, o due ragi sicsolamente tal che paiono corna. 4Haverei caro di sapere se quello, che V. S. dice di L. Vero, che uso per sigillo la testa di Apolline, l’ha ritrovato in alcuno autore, o se pur ? lo dice per autorità sola dell’intaglio mio: Mi è ben piacciuto di vedere questo nome scritto da Greci ancora per uno : R. sola contra l’opinione di alcuni moderni molto dotti però, che non lo possono consentire ne’ testi antichi ancora di Horatio. 5 La Medaglia di Procopio, non solo io non l’ho mai veduta, ma tengo certo che sia sola; che al Goltzio in alcune simili cose io credo però, et con molta ragione; (c. 247v) si come io già provai à V. S. 6L’impronto che mi ha mandato con l.re .ATS. ha poca somiglianza coll’intaglio mio dell’Antiathena, o altro che si sia; ma io lo tengo moderno senz adubio: mi piacerebbe bene di leggere le l.re per questo altro verso, cioè .STA. per Statio, o Statilio, o simile, che altramente la l.ra .S. sarebbe posta al contrario della sua forma, et disegno. 7L’altro impronto di Marte con Venere è simile al rovescio di una medaglia assai ordinaria di Faustina la minore; nella quale medaglia però il Marte è senza hasta, et tiene imbracciato lo scudo: credo bene che l’intaglio et la medaglia siano fatti ad uno stesso fine; cioè per mostrare la potenza di Venere. La figura mia d’Argento è simile in ogni cosa all’intaglio, et non è maraviglia, perché è il solito portamento di Marte, et così si vede frequentiss.te in medaglie; se bene il più delle volte vi è figurato per l’Imperadore, et così si potrebbe dire della figurina mia da chi havesse opinione risoluta che fosse l’imagine di Pirrho. La medaglia d’oro del Pirrho del Veli [?] non è cosa rara, et la Testa è di una Pallade ; dico così, facendo giudicio da altre simili che io ho vedute: non voglio già però far tanto l’indovino, che io disprezzi l’intenderne il vero sapendo per prova che in così fatte cose non è quasi niente impossibile. La gentilezza con che si ritira? l’Occone lo può bene scusare di non dare l’impronto della medaglia, ma non già dell’haverla mal posta come ha fatto. 8La medaglia di Gallieno con l.re Siscia Aug. è bella et rara, et da V. S. compitamente interpretata. 9Della medaglia grande di Macrino, che io hebbi già col nostro monte ? prelibato, io non posso ancora dirne niente à V. S. non l’havendo mai fatta nettare, ne pur veduta più da poi che io l’hebbi: tal che io non saperei pur hoggi dove sicura- (c. 248r)mente io la tenessi: così le cose, che premono assai, come è stata l’infermità mia passata, fanno scordare tutte l’altre. Ho havuto poi che sono tornato à Roma una medaglia di M. Aurelio, et una d’Alessandro, et una di Gordiano diversa dalla prima che io haveva; et tutte tre col monte di rovescio; ma con lettere ordianrie di Cesaria: ho havuto ancora un Traiano col monte nel tempio, et lettere C C CC et mi è piaciuto molto l’avvertimento di Vostra Signoria della lettera superflua che si vede sempre in tale inscrittione. 10 Io ho tre medaglie di Tetrico diferenti, due sono del vecchio, et una del giovane che è così fanciullo, come Vostra Signoria lo descrive dalla mia medaglia: le inscrittioni del vecchio sono Imp. Tetricus aug. et imp. Tetricus P. F. aug. l’inscrittione del giovane è C. Pivesus (?) Tetricus Caes, et è medaglia molto conservata.11 Di Clodio Albino io non ho medaglia d’oro; né l’ho mai veduta, né saputo che si sia ancor torvata: et conseguentemente do poca fede in questo all’Occone, massimamente vedendo che contro il costume suo ordinario non descrive il rovescio della medaglia. 12 Il getto del Tigrane (?), che Vostra Signoria mi ha mandato mi è stato tanto caro, che come che à Vostra Signoria oarà molto bizarro, à me pare la più piacevole cosa, che io habbia veduto già molti anni: et perché uno intaglio de più cari che io m’habbia mi fa piacere tanto l’impronto del Tigrane, percio io mando à Vostra Signoria in contracambio uno impronto dell’intaglio: et spero, che non se ne tornerà perdente, così per la rarità, come per la nobiltà della persona, oltre all’antichità che sono tre milia anni, che visse. Direi hora à Vostra Signoria chi è questop che è rappresentato nell’intaglio, ma senza ragione io non ardisco di farlo, per non parere di voler battezzarem secondo il costume dell’amico mio; et le ragioni sono molte, tal che ricercano lunga scrittura; onde lo riserberò per un’altra volta, parendomi per questa di haver (248v) cianciato di vantagio, et di poter perciò far fine, per riguardo debia à Vostra Signoria, alla quale bacio la mano, et prego ogni contento. Di Roma, alli 15 di dicembre 1601. Di Vostra Signoria Illustrissima Ho havuto la lettera che Vostra Signoria di xvi del passato, la quale mi stringe à necessità grandissima di sollecitudine, se io non voglio fallire; poiche appena ha saputo che io son giunto a Roma, et subito ha pensato di caricarmi di nuovi oblighi, senza essere sodisfatta de’ vecchi: Io ne la ringratio fin a questa hora; et di nuovo le bacio la mano. Servitore affettionatissimo. Lelio Pasqualini (Paris, BnF, Fonds français 9539, f. 246r-248v ; Carpita & Vaiani 2012, n° VII, p. 47-52).

Bibliothèque nationale de France

References

  1. ^  Occo, Adolf (1579). Imperatorum Romanorum numismata a Pompeio Magno ad Heraclium: quibus insuper additae sunt inscriptiones quaedam veteres, arcus triumphales, et alia ad hanc rem necessaria. Antwerp: Christophe Plantin.
  2. ^  Carpita, Veronica - Vaiani, Elena (2012), La correspondance de Nicolas-Claude Fabri de Peiresc avec Lelio Pasqualini (1601-1611) et son neveu Pompeo (1613-1622), Paris.