Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1602-4-13

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Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1602-4-13
FINA IDUnique ID of the page  10144
InstitutionName of Institution.
InventoryInventory number.
AuthorAuthor of the document. Lelio Pasqualini
RecipientRecipient of the correspondence. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . April 13, 1602
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Fulvio Orsini, Girolamo Lione, Joseph Juste Scaliger, Angelo Breventano, Carlo Borromeo, Lorenzo Pignoria, Sebastiano Erizzo, Cesare Baronio, Nicolò Contarini
LiteratureReference to literature. Erizzo 15591, Orsini 15772, Carpita - Vaiani 2012, n° XII, p. 62-93
KeywordNumismatic Keywords  roman, britannicus, antioch, lead cast, caracalla, geta, tetricus, otho, roman provincial, domitianus, gallienus, constantinople, domitianus, greek, alexander the great, hadrian, theodosius, egypt, exchange, tigranes, armenia, antony, darius, persia, empedocles, roman republican, coin price
LanguageLanguage of the correspondence Italian
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

-Lettre du 13 avril 1602 (de Rome) : « (175) Molto Illustre Signore mio Osservandissimo. Sa Vostra Signoria come da un male si cava une bene? eccolo; io ho un catarro molto fastidioso che già sei giorni mi tiene in letto, et questa ho stimata opportuna commodità de rispondere à tanti oblighi che ho con Vostra Signoria massimamente hora silente strepitu forensi. Comincio dall’acquisto fatto da Vostra Signoria dello studio del Signore Girolamo Lione, del quale mi rallegro molto, argumentando che non possa essere, se non cosa molto insigne non vi essendo stato in quel tempo altri, che quel’ Gentilhuomo, c’habbia premuto molto in fare conserva de simili medaglie. Il Britannico solo basta ad honorare un studio intiero.Non ho potuto havere contento di servire Vostra Signoria delle Monete che desiderava de Signori Scaligeri, et credo (176 (160)fermamente che non vi ne siano in Roma. Diedi la lettera al Borgiani in mano propria, della risposta non prometto niente, che passa tutto il tempo col Signore Cardinale San Giorgio, et col Signore Ambasciatore di Firenze, tal che pensa poco à pari nostri.Hebbi il getto del Procopio che mi è stato carissimo per metterlo al suo luogo; hebbi ancora la medaglia dell’Antiochia battuta sotto Varo, et il piombo della medaglia con la sede surule, et l’altro piombo gettato da un piombo antico, che dà un lato hà una testa di Giovanem et lettere DIVV …… CAESAR AG ….. et dall’altro lato ha una testa pure di giovane, et lettere SPES ……. ALIE . Questo piombo è anco di quelli, che facevano gli antichi, per prova mentre che formavano i conij per le medaglie, et io ne ho quantità grande, et quasi in tutti vi sono errori, come forsi in questo ancoram ne la parola ALIE, che se si dovesse intendere per ITALIAE, vi mancherebbe il dittongo. Del resto io credo, che l’una testa sia di Caracallam et l’altra di Geta, che tale ne ho io in argento con l’inscrittioni loro ordinarie.L’inscrittioni del Tetrico il Giovane stando in effetto come io le scrissi, et per maggiore sua sodisfattione le ne mando due impronte di due medaglie, ch’io mi ritrovo, et credo che nella sua quelle due lettere ch’a lei paiono CO siano ESV et che le prime manchino cioè C PIVE SV ma forse meglio si connoscerà nella medaglia perche il getto è venuto mal fatto. L’impronto dell’Othi greco viene sicurissimamente da medaglia antica, à me pare che si lega assai chiaro, et se bene fin ad hora non se ne veggono ne gli studij, non gli habbia però Vostra Signoria impossibile, che non se ne siano fatte come de gl’altri. (177) Imperatori, non solo per coniettura, et raggione buona, ma ancora perché io ne ho puoco meno della metà d’una medaglia grande di buono maestro latina, di metallo bianco, sincerissima, la quale forse si rompe in pezzi per una percossa c’hebbe quando fu trovata, ò forse anco quando fu fatta, ò in qual si voglia altro modo, perche il metallo bianco della medaglia è molto crudo, et fragile, et durissimo; se la medaglia havesse la testa l’haverei fatta improntare, et mandatala, ma non ha se non il collo: questo ci è da buono, che vi è il nome tutto intiero, nel rovescio haveva un elefante bellissimo, et molto grande senz’altro.L’altro impronto ch’ella ha mandato con la medesima deità di canopo, credo che sia di Domitiano. Ogni volta che a Vostra Signoria faranno di mestieri gli ornamenti antichi muliebri ch’io ho, saranno sempre a suoi servigi, et in questo (le dico il vero) pretenderò che le cose vadino del pari, cioè che quanto a me seguirà di honore et di favore ch’ella si serva di alcuna cosa mia, tanto di splendore ancora accrescerà alle sue gioie il paragone delle mie ***?Il discorso che pensa Vostra Signoria di fare intorno alle medaglie contorniate non mi può se non piacere grandemente; anzi dico più a Vostra Signoria che questo fu pensiero di uno amico mio chiamato Angelo Breventano, et vi discorreva molte cose belle, et sottili, et in parte le medesime di Vostra Signoria et credo se la morte non lo preveniva che già buon pezzo haverebbe dato in luce il suo pensiero, et certo haveva messo insieme più di cento impronti di simili medaglie, et forse fra scritti suoi vi era il discorso finito et forsi hoggi lo possede il signore Cardinale Borromeo, il quale so che comprò molte cose così de scritti, come de’ dissegni di quell’huomo: gl’impronti et le medaglie quasi tutte furono rubate, et altro non ne ho potutto sapere mai.Ho già letto quattro volte il discorso tutto seguito del Signore Pignoria sopra la medaglia del monte Argeo, et (178 (162) sempre mi è piaciuto più. Onde a me che non sono capace di maggior artificio basterà questo documento solo di Oratio, che buone sono le cose che piacciono anco la seconda volta. Haverei ben voluto che il signore Pignoria havesse impiegato il suo valore in più difficile cosa, che le due medaglie del Signore Contarini non lasciano difficoltà in questo negotio: mi sarebbe ben molto caro d’havere gli impronti di dette medaglie del Signore Contarini quando ciò debbia essere senza scommodo niunno di Vostra Signoria ma centomilia volte più desiderare che si havessero gl’impronti delle due medaglie grandi d’Antonino con la Siria, che Vostra Signoria mi scrive havere veduto nello studio dell’Erizzo in Venetia, et credo che Vostra Signoria ne haverà altretanto piacere quando saprà la caggione, che me la fa desiderare, et questo sia detto quando nella partita sua per Francia pensasse di rivedere una volta ancora quella bellissima Città, et in tal caso potrebbe ancora dar’una scozza alli Gallieni, et vedere la medaglia di Gallieno secunda posta a libro dell’Erizzo à carte 763 ch’è di una colonia, se la hasta che tiene quella figura è veramente fatta in forma di croce, come mostra il dissegno del libro. Restarebbe hora à parlare dell’Antiochia, et haveva messe insieme molte cosa per farne un lungo discorso, ma il male m’impedisce, et perciò risponderò solo alle tre obiettioni prencipali fattemi da Vostra Signoria in diverse volte; et cominciando dalla tavola itineraria, dico che non è molto antica, et ciò si comprende da alcune voci antiche moderne che ci sono, et mi ricordo hora di questa particolare, Augubium; quanto alle figure sono fatte a capriccio, et nel modo che si usava ne’ tempi antichi moderni, et si conosce nell’Antiochia stessa, dal qual dissegno non se ne troverà in tutta l’antichità un altro di città così fatto et se bene non affirmarei così improviso che non si trovasse altre città con hasta ferrata come l’Antiochia della tavola, non mi ricordo però di haverne veduto altra che Roma et Costantinopoli il fiore c’ha in capo è di Iside sola, et di Cybele, che fu (179) un’istessa cosa. Del circolo ch aha intorno al capo mi rimetto ad ogni mediocre giuditio, la cortesia dell’antiochia che non vuol calpestare l’altra figurina, et che vi ha aggiunto un vaso in mano è sttaa di soverchio, e tanto più partendosi dall’uso antico delle medaglie, et bisogna cercare qual fiume sia quello perche non ha commercio coll’Oronte. Di Costantinopoli non dico niente perche non so che cosa gli habbia posto in capo, et l’habito che li circonda la testa, et si chiude sotto la gola è inventione dell’Autore; la corona ch’ha messa in capo alla città di Roma basta sola à dare à vedere, che bisogna fidarsi poco de disegni di quella tavola, se bene per altro io la stimo molto.L’altra obiettione si è della medaglia di Domitiano che ha l’imperatore che calca un fiume, ma questa non fa al caso nostro, perche gl’imperatori erano sacri, et havevano tempij et are et sacerdoti etc. et massime Domitiano che vuol esser chiamato Dio ancor vivendo; onde non è maraviglia se lo fanno calcare un fiume Cassino.La terza obiettione è della medaglia di Gallieno col rovescio di una figura sedente, et sotto ad essa è un fiume, et dell’altra medaglia di Teodosio col rovescio di una figura sedente et lettere CONCORDIA.Quanto alla medaglia di Gallieno dico non far molto al nostro proposito, poiché la figura del fiume viene divisa dalla linea del posamento dell’altra figura, tal che non hanno che fare insieme, et di simile dispositione di figure ve ne sono medaglie notabili, et io ne ho vedute molte, et fra le altre un bellissimo medaglione di Homero che ha il Signore Cardinale Farnese, et io ne ho un altro di Alessandro Magno, et anco una medaglia grande simile di Nerone.Taccio, che la figura sedente di quella medaglia tiene le mani in atto di pietà, come si vede in medaglie di Hadriano, et d’altri, talche si potrebbe così dire che fosse alcuna deità di Siscia come la città stessa. Quanto (180 ;164) alla medaglia di Theodosio, poiche la figura del rovescio non ha sotto i piedi l’altra figura non ci dee dare noia, et quando l’havesse crederei pure che fosse Cibele. Non voglio restare di dire, se bene non importa al negotio nostro, che l’ornamento del capo di quella figura, forse non sono torri, ma è un fiore o cosa simile che si usava in quei tempi di portare sopra la celata inanzi al cimiero, et è così frequente nelle medaglie di quei tempi, et massime di Teodosio, ch’io non mi son messo à formarle, lo farò se da lei mi sarà commandato. Dirò ancora che l’interpretare le lettere sotto a questa figura ANT per Antiochia, et così di tutte l’altre lettere delle medaglie de posteriori per diverse città è stata inventione d’uno inglese (taccio di Antonio Augustino, che non interpretò se non le lettere CONOB) ma è interpretatione da fare con molta destrezza e per abondanza perche patisce molte difficoltà e contradittione. Restarebbe hora à parlare della medaglia del Signore Duca Sora con duoi fiumi. e di quella dell’Erizzo con la Siria, ma io vorrei prima vedere l’una et l’altra, et per hora potrà bastare il dirle che quella del signore Duca non dà noia, et quella dell’Erizzo s’io l’havessi formata di mio capo non potrebbe fare più a proposito mio; desiderarei bene di haverle tutte due quella dell’Erizzo, et di sapere se sono veramente vergini, ò pure ritocche in alcuna parte. Rimando a Vostra Signoria i duoi imporonti suoi, cioè l’Antisthene in cer… et il Marte con Venere in zolfo. Le mando l’impronto del mio intaglio con la figura sedente che calca l’altra figura, et alcune impronte d’intagli et dissegni et medaglie con figure hieroglifiche; io so d’haver dell’altre, ma viv uuole megliore capo c’hora non mi trovo per cercarle. Io non mando figure semplici d’Iside, di Serapide, di Arpocrate, di Cinocefano (sic), et Orocefano, et Canopo, et simili che si trovano facilmente s’occorrerà si manderanno anco esse. Le mando il dissegno della figurina di metallo che mi ha domandato fatto in tre sitti, et l’ho accompagnato con l’altra, della quale già le ho scritto per errore, non mi ricordando della prima. Non mando hora il ritratto di Car. Magno per che il mio piombo non si è ritrovato, et pur mi pare che il Signore Cardinale [agg a margine] me lo restituisce: ho tentato di far fare uno schizzo in pittura del quadro del Cardinale [fine] che veramente è molto bello, ma non ho potuto ottenerlo da colui che ne ha la cura, et la cagione n’è stata in non poter io (181; 165)uscire di casa. Io lo farò, et maderò poi per la Francia; in tanto le dico, ch’il piombo era grande quanto qual si voglia medaglia, e pareva haver segno di esser stato forato nella grossezza sua nella maniera che sono i piombi delle bolle de’ pontefici, tal che io credo che fosse piombo di alcuno privilegio; da un lato haveva la testa di Carlo coronata, se ben mi ricordo, di lauro, delle lettere hora non mi ricordo, ma mi par bene ch’il nome fosse scritto per K cioè KAROLVS, dall’altro lato haveva l’infrascritte lettere senz’altro RENOVATIO REGNI FRANCORVM. Con molto mio dispiacere l’aviso che per niuna diligenza fatta si è potuto ritrovare ne anco la medaglia di tre magi, che pur di questa desiderava di mandar l’impronto, in quei primi tempi ch’io l’hebbi se ne fecero alcuni disegni per il Signor Cardinale Baronio, et altri, et di questi me ne restò uno, et hor’ lo mando a Vostra Signoria, et se bene spero ancora di poter trovare la medaglia ho però da questo dissegno fattone fare un altro, e tenutolo – appresso di me; sappia Vostra Signoria che la medaglia none ra grande come un giulio, ma poco meno, et molto grossa.Le mando l’impronto che le promisi in contracambio del Tigrane ch’è (a giudizio mio) di Empedocle, le raggioni che me lo fanno credere sono molte, ma perché hora non posso tanto, dirò le principali, che sono l’habito così del capo, come del corpo; la corona di lauro; la chioma, et la gravità dell’aspetto. L’habito così fermato su la spalla con quella bolla è regale, et così l’ho io in Alessandro Magno, et forse in altri, et era chiamato Palla da gl’antichi, et nelli Autori si trova assai frequente per habito regale. Il Capuccio c’ha in capo si è la Cidari ornamento pur regale, et le stelle che vi sono compartite crederei c’havessero riguardo alla Divinità d’Empedocle, se non che veggo nelle medaglie dell’Imprese dell’Armenia fatta da Marco Antonio che vi sono l’istesse stelle nella Cidari, tal che vo pensando che siano per ornamento, et nella medaglia d’ Tigrane pur si vede una stella nella Cidari, che fu quella cosa che mi fè tanto piacere quella medaglia come già scrissi à Vostra Signoria et in questa medaglia di Tigranem et nell’intaglio mio sopradetto s’impara il portamento della detta Cidari; il che io non ho anco veduto in altri monumenti antichi. Et perché la Cidari fu ornamento ancora del sommo sacerdote (182 [166]) Hebreo in luogo della quale è succeduta la Mitra nostra hodierna, io vo pensando che quelle due fascie che pendono da essa mitra siano cavate dalla Cidari, et passate per traditione fin’al uso d’hoggi. La corona di lauro posta sopra la cidari si è quella ch’assicura ogni cosa, tal che mi pare che non vi resti pure un poco di sospetto. Il sommo sacerdote hebreo portava il diadema sopra la Cidari, et così si legge di Dario, et d’altri Re. La chioma, ancor che sia in parte coperta dalla Cidari, si scorge nondimeno chiarissimo ch’è molto spessa, et molto grande, et à le corrisponde molto bene la barba ancora, de maniera che appare veramente di aspetto grave et venerando. Gli autori che parlano di Empedocle sono tanti, che se ne farebbe un longo catalogo, et ciò non fa à mio proposito, basta che tutti concludono che fu huomo ammirabile in tutte le scienze, et massime in poesia et in medicina, che vogliono che resuscitasse una donna morta, et altri miracoli molti, et che fosse adorato per Dio et vi si facessero tempii come Vostra Signoria potrà vedere parendole in Diogene Laertio che ne scrive ex professo. Metterò qui io per levare la fatica a Vostra Signoria di cercare alcuni versi di Lucretio nel libro primo, dove havendo egli raccontate le maraviglie di Sicilia, soggionge poi parlando di Empedocle: Nil tamen habuisse viro praeclariusin se,/ Nec sanctum magis, et mirum earumque videtur, / Carmina quin etiam divini pectoris eius / Vociferantur, et exponunt praeclara reperta / Ut vix humana videatur stirpe creatus &c. Hora se bene le raggioni che mi fanno credere che questo intaglio sia di Empedocle sono cavate da quello che ne scrive Aristotele, et Diogene, et Esichio Milesio, et Suida, et altri, nondimeno per manco fatica commune metterò alcune poche parole solamente di Diogene, et sono queste.Empedocles multis civibus indotatis, ex privatis opibus dotem dedit, ac propterea et purpuram sibi sumpsit, et strohium aureum circumdedit, ut est apud Phavorinum in primo commentariorum: praeter haec crepidas aereas et coronam ([183] 167) Delphicam. Erat ei magna coma, et pueri pedissequi, ipse vero gravis semper, atque in unoseveritatis habitu persistit. Talis procedebat congredientibus sibi civibus, quibus specimen quoddam, et insigne Regium prese ferre videretur. Et Esichio Milesio dice le ultime parole in questa maniera: Sic in publicumprodibat non defugientibus imo rubentibus id cibibus tamquam imperij cujusdam insigne. Di maniera che si vede che pigliò la porpora, e l’habito regale, ancor che veramente non fosse re. Doverei qui far’ fine, ma non posso tenermi di raccontare a Vostra Signoria una piacevolezza con mostrarle ch’io tengo care le cose, che mi vengono da lei. Sono intorno a cinqu’anni che da un gran prelato di questa corte mi fu mostrata una medaglia mezzana di metallo che haveva una testa d’un giovanetto et lettere NASICA, et domandandomi quello che me ne paresse, risposi ch’io giudicavo che la testa fosse d’Augusto, et che vi erano altre medaglie con la testa di uno, et le lettere di un altro; et essendo il prelato molto sollecitato dal Sig.re Fulvio Ursino per far la medaglia, finalmente di mio consiglio il prelato fece la gratia all’Ursino con riportarne ricompensa di due medaglie che valevano meglio di cinquanta scudi d’oro. Intesi poiché l’Ursino fece ritrarne quella testa per Scipione Nassica nel suo libro nuovo de gl’huomini illustri. Hora legendo à questi dì il commentario di Girolamo Surita (?) nel itinerario di Antonino veddi a carte 539 che fa mentione di una stessa medaglia, et è della propria opinione mia, si come ella potrà vedere et videre (?) con me; il quale prego Iddio che lo conservi allegramente sempre et felice, et le baccio la mano. Di Roma, li 13 d’Aprile 1602.Di Vostra Signoria M? Illustre Servitore affettuosissimo Lelio Pasqualini” (Aix-en-Provence, Bibliothèque municipale Méjanes, Ms. 209, f. 175-183; Carpita & Vaiani 2012, n° XII, p. 62-9).

References

  1. ^  Erizzo, Sebastiano (1559). Discorso di M. Sebastiano Erizzo sopra le medaglie antiche, con la particolar dichiaratione di molti riversi. Nuovamente mandato in luce. In Venetia: Nella Bottega Valgrisiana.
  2. ^  Orsini, Fulvio (1577), Familiae romanae quae reperiuntur in antiquis numismatibus ab Vrbe condita ad tempora divi Augusti ex Bibliotheca Fulvi Vrsini, Adjunctis familiis III ex libro Antoni Augustini, ep. Llerdensis, Rome.
  3. ^  Carpita, Veronica - Vaiani, Elena (2012), La correspondance de Nicolas-Claude Fabri de Peiresc avec Lelio Pasqualini (1601-1611) et son neveu Pompeo (1613-1622), Paris.