Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1611-4-11

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Lelio Pasqualini - Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - 1611-4-11
FINA IDUnique ID of the page  10159
InstitutionName of Institution. Carpentras, Bibliothèque Inguimbertine
InventoryInventory number. Ms. 1831, f. 47r-50v
AuthorAuthor of the document. Lelio Pasqualini
RecipientRecipient of the correspondence. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . April 11, 1611
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Marquard Freher, Fulvio Orsini, Abraham van Goorle, Annibale Caro, Hubert Goltzius
LiteratureReference to literature. Orsini 15771, Goorle 16012, Goorle 16053, Missere Fontana 2009, p. 92, note 353, p. 93, note 358, p. 94, note 3604, Carpita - Vaiani 2012, n° XLI, p. 231-2365
KeywordNumismatic Keywords  casted coins, coin die, coin strike, contorniates, collection sale, roman republican, augustus, roman, hadrian, gems, medallions
LanguageLanguage of the correspondence Italian
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

-Lettre du 11 avr. 1611 (de Rome) : reproche à Marquard Freher son manque de contact direct avec les objets antiques et en particulier l’idée que les monnaies antiques étaient coulées ; s’insurge contre le langage injurieux de Freher qui décrit Fulvio Orsini comme « homo antiquitatis in paucis peritus » ; n’est pas un grand admirateur de Fulvio Orsini qu’il défend ici en attaquant Gorlaeus : « [47r] Illustrissimo signore mio osservandissimo, La lettera di Vostra Signoria et il navicellaio solito, che ha portato le cassette mi trovarono in letto; dove sto già cinque mesi intieri oppresso da un catarro fastidioso, che mi ha quasi sdoppiato à fatto: questo preludio, se così lo debbo chiamare, mi servirà per due cose; l’una, per dar notitia à Vostra Signoria dello stato mio; l’altra, perche ella mi scusi se sarò breve; tamtp più, dovendo aspettare da Vostra Signoria altre lettere, come ella scrive; colle quali volentieri oppresso hora dal male, mi riservo à darle sodisfattione di alcune cose che hora havea da scriverle. La ringratio dunque solo al presente senza fine delle prugne mandatemi; le quali quanto mi siano state care, lo può Vostra Signoria comprendere, non solo dal venire da lei, alla quale io sono tanto obligato, et dal riceverlo io che niente merito; ma ancora molto dal bisogno che me ne causa l’infermità presente, onde io dissi subito, Non haec sine numine divum che certo io ne havea fatte diligenze straordinarie, per haverne in Italia, et massimamente dal Regno di Napoli, donde ne sogliono venire di molto buone; ma tutto è stato indarno; perché la stagione passata fu sterile di frutti in queste nostre bande: da queste circostanze potrà conseguentemente ancora conoscere Vostra Signoria quanto obligo io ne le senta. Et se bene io veggo che ella può rispodere à me quello medesimo, che à Perillo fu già risposto da Alessandro Magno; non dimeno non posso tenermi di non dirle, che alla condition mia, et al presente bisogno bastava di vantagio la terza parte delle scatole. Il libro m’è stato carissimo: del qual in queste nostra parti non ce n’era cognitione niuna: duolmi molto di non poterle mandar contracambio di qua; si come pe’l contrario mi rallegro molto di veder gli oltramontani così studiosi dell’antichità, et così industriosi: che certo io non veggo che facciano errori, se non per povertà delle cose antiche; et per non havero cognitione dell’antico, et del moderno: si come, per essempio, fa il signora Marquardo Freheri, il quale à c. 16 dice che le medaglie grandi, et i medaglioni degli antichi si formavano prima gettandosi, et fondendosi, et poi si [47v] battevano col conio: la qual opinione è fondata solamente dal non saper hoggi i nostri artefici come battere così gran medaglie, et di tanto rilievo; ma lasciate molte ragioni che vi si possono addurre in contrario, se il signor Freheri havesse havuto studio compito di anticaglie, haverebbe veduto molte medaglie d’ogni sorte di grandezza; et spetialmente i maggiori, et più belli, et più notabili medaglioni fatti col cerchio posticcio; cioè di due sorti di metallo, et conseguentemente haverebbe insegnato àgli hoderni artefici, che le medaglie antiche non erano fuse: né esso haverebbe errato in dire, che le lettere AAAFF, che si veggono frequentemente nelle medaglie, si debbiano riferire à tal fusione. Ben è vero, che vorrei, che scrivessero o per insegnare e dilettare, o pur anco per propria ostentatione; ma senza insultar ad altri con poca consideratione: vegga Vostra Signoria il libro di Pompeo Gaurico De sculptura; cioè il principio, che è una epistola di Matthia Martino scritta al signor Gorleo, nella quale sono queste parole, Et praesertim numismata familiarum Romanarum quae Fulvius Ursinus, homo antiquitatis in paucis peritus, praetermisit. Vostra Signoria sa che io non sono inamorato di Fulvio Orsino, et che io non mi piglierei a difender l’opere sue; ma come si può mai sentire tacitamente così manifesta calunnia? Chi non sa, che Fulvio Orsino, mentre visse, hebbe nella professione dell’antichità pochissimi che gl’andassero innanzi? Chi non sa ancora che le medaglie del Gorleo non publicate dall’Orsino si vendono in Roma a peso, per la copia grande che ce n’è? et dico più che l’Orsino le havea forse tutte; et hoggi il signor ambasciadore di Toscana in questa corte ne ha molto più del Gorleo, et io ancora ne ho buon numero: et nondimeno se dovessimo stampar le famiglie, credami pur Vostra Signoria che delle medaglie con differenze simili à quelle del Gorleo noi ne metteremmo pochissime concorrendo in ciò volentieri nel parere di Fulvio Orsino; che fu però prima parere d’Hannibal Caro; del quale comperai io poi lo studio, cioè che le differenze di quei caratteri, et lettere, et numeri segnati in quel modo [48r] in quella sorte di medaglie siano posti à beneplacito de zecchieri; da quali non se ne possa cavar utilità niuna: di questo pensiero sono stati sempre, et sono tutti gli antiquarij d’Italia, et forse ce n’è ragione da non disprezzare. Et chi non vede che l’Orsino nelle incerte non ha messo, se non alcune più notabili? si dee dunque per ciò dire, che egli non ha vedute l’altre più ordinarie, et delle quali se ne trova tanta copia? Del medesimo pensiero si vede che era il Goltzio, il quale havendo molte medaglie di Augusto, che mi trovo anche io, che nel rovescio non havevano altro, che certi numeri dentro ad una corona, giudicò superflia così fatta differenza di numeri; et ve ne mise poche meaglie, come si può vedere à carta 69. Et quelli che sono di contrario parere sono ancora obligati ad insegnarci à noi i misterij, et i sensi nelli di quelle lettere, et caratteri, et numeri: overo si stiano ne suoi pensieri; et lascino star ne’ nostri in pace: massimamente se si riguardano le Famiglie dell’Orsino diligentemente et poi quelle del Gorleo, nelle quali ci manca la famiglia Alliena, la Cecina, la Cestia, et altre parechie; et dove delle medaglie più isigue? et più rare ve ne sono molto poche, et quelle poche ancor sono ragionevolmente sospette pe’l numero grande delle medaglie moderne, che sono sparse per tutto quel libro; non ho dubbio che non vi si debbia conoscere da tutti molta differenza in honor dell’Orsino. Et tutto ciò sia detto in confidenza con Vostra Signoria per le parole di quel Matthia Martini; che quanto à me non posso già credere, che il signor Gorleo sia del medesimo sentimento; tanto più che veggo che nella ispositione delle medaglie ha talmente segiutato l’Orsino, che ha vpluto più tosto con lui far errore che dir bene solo: et perche non paia che io parli a credenza, come si dice, se ben mal volentieri mi dilungo à scrivere, per l’infermità, daronne un argomento almeno. L’Orsino a c. 39 scrive, nella prima medaglia di quella tavola rappresentarsi la figura della dea Iside: il medesimo conferma il Gorleo a c. x aggiungendovi che tiene la sitola nella mano destra: hora io dico che quella figura non è [48v] d’Iside, ma che è il genio dell’Africa, et può bastar per segno chiarissimo che la testa di quella figura non è d’huomo, ma di lione; la qual però per essere in faccia, non è stata così facilmente conosciuta da chi non l’ha guardata con molta diligenza: la testa di lione vi è messa, per essere l’Africa abbondantissima di simili fiere: et per ciò nelle medaglie d’argento, et di metallo di Severo si vede figurata la provincia dell’Africa, per una donna in piede, che tiene legato un lione: et nelle belle medaglie d’oro d’Hadriano sta una figura giacente bellissima che posa la man diritta sopra il capo d’un lione. Et chi volesse ancora, che quella figura fosse simolacro del Solem al qual soggiace, come si sa, grandemente l’Africa à me non dispiacerebbe: et sarebbe conforme ad altri simolacri del Sole; al qual davano la testa di Lione, per essere la sua casa nel Zodiaco: si che le tre lettere puntate si haverebbono da leggere, Genius Tutelaris Africae. Dell’altre particolarità di detta figura, io non ne parlo, potendo al nostro proposito bastare quanto ho detto: massimamente che io ne ho fatto discorso particolare nelle note sopra le cose di Fulvio Orsino; ma discorso per capi solo non disteso ancroa, che l’avessi mandato à Vostra Signoria senza tener lei à tedio, et me à fatica di scrivere tante ciancie. Non posso restar di dirle ancora in questo proposito, poi che ella ha in mano il libro del signor Gorleo, che vegga di sopra alla detta medaglia al numero di tre medaglie a punto; dove egli descrive una medaglia nella medesima famiglia Cecilia con queste parole: Imago Apollinis nullis inscripta litterisC MALI ROMA figura iridescens clypeis, ut supra. Et nella quarta tavola è poi disegnata la prima, come medaglia che sia mancata all’Orsino: Hora io vorrei che il Gorleo m’insegnasse, che ha da fare quella medaglia con la famiglia Cecilia; che si vede, che l’errore è nato, per essere in ciò abandonato dall’Orsino. [49r] Taccio, che in tutte le medaglie di quella famiglia nelle quali è notata in compagnia ancora la famiglia Poblicia, è scritto: C MAL cioè Malleoris; et il Gorleo ha scritto sempre MALI. Veramente io ne sento dolore particolare, che il signor Gorleo, che ha pensieri così belli, et al quale il mondo dee restar con tanto obligo, non habbia cognitione dell’anticaglie conforme al bisogno: che certo io potrei mostrargli nella sua dattilotheca, che poco meno della metà degli annelli sono moderni; et potrei mostrarlo per maniera, che esso stesso confesserebbe al sicuro, che io dicessi il vero. Ma veggo che lo scrivere di rado à Vostra Signoria mi fa trascorrere ogni termine di modestia, et di riguardo in darle tedio; massimamente con sì fatte vanità; ma se non mi scusa il piacere, che io sento, scrivendo à lei, scusami almeno il costume de vecchi di ragionar molto; che ben giusta cosa è, che io mi serva di alcun privilegio della vecchiezza, dalla quale mi vengono tanti mali.Vostra Signoria haverà qui inclusa una mia lettera, che io già scrissi con occasione di due gentil’huomini francesi, che mi promisero di portarlam dovendo essi, come dicevano, passare per Ayx proprio; ma poi, qual che se fosse la cagione, non vennero à pigliarla: io gliele mano, perche mi ricordo scriverle in essa alcun particolar intorno all’intaglio suo bellissimo dell’Etionos; il qual per ciò forse le sarà più caro ancora, che non era. Haverà insieme lettere del signori Petro Antonio Gruberti, il qual si trova in Napoli col suo Padrone, ch’è Arcivescovo di quella città: et io gli scrissi, dandogli notitia della cassetta, commission mandatami da lui in risposto. Io fui di nuovo richiesto dal Castalione à scrivere sopra alcune particolarità del Porto d’Ostia, et della medaglia di Nerone: et intorno alla divisione del Tevere: materia difficile, et secondo me molto male intesa da nostri; fra quali vi è il Castalione stesso; che nel [49v]commento suo in Rutilio scrive chiarissimo che il Tevere era diviso fin ne’ primi tempo della Republica Romana; et ne allega alcuni versi di Ovidio che non fanno à proposito. Da lui levò poi il Picafetta, ciò che ha scritto in questa materia, et ciò sia detto per notitia di Vostra Signoria perche io nel mio discorso, essendo diretto al Castalione, et fatto ad instanza sua, non ho voluto chiamar l’errore suo; ma mi son servito in ciò della persona del Picafetta solamente. Io lo mando à Vostra Signoria perché in esso si rivoca qualche cosetta dell’altro discorso già fatto nell’istessa materia. Ben le dico in conclusione, che in questo ultimo discorso credo di haver trovato la verità; et che non vi si possa forse contradire. Servirà à Vostra Signoria per passatempo, se mai si troverà in otio, che anch’io l’ho fatto l’estade passata nell’otio concedutomi da miei fastidi soliti. Io vorrei poter quanto disidero per servigio di Vostra Signoria acciocché ella venisse in piena cognitione della gratitudine dell’animo mio; et che io in parte m’alleggerisce del grave peso dell’obligo che io le sento: ma se è vano il desiderio, spero nondimeno, che Vostra Signoria che ne è cagione, per essere posta in grado tale, che non ha bisogno de’ pari miei, me ne concederà scusa, et perdono. Con che me ne resto, baciandole la mano, et pregandole ogni bene da Dio benedetto. Di Roma, li xi di aprile 1611.Di Vostra Signoria IllustrissimaServitore affettionatissimoLelio Pasqualini” (Carpentras, Bibliothèque inguimbertine, Ms. 1831, f. 47r-50v ; voir Missere Fontana 2009, p. 92, note 353, p. 93, note 358, p. 94, note 360; Carpita & Vaiani 2012, n° XLI, p. 231-236).

References

  1. ^  Orsini, F. (1577), Familiae romanae quae reperiuntur in antiquis numismatibus ab Vrbe condita ad tempora divi Augusti ex Bibliotheca Fulvi Vrsini, Adjunctis familiis III ex libro Antoni Augustini, ep. Llerdensis, Rome.
  2. ^  Goorle, Abraham van (1601), Dactyliotheca seu annulorum sigillarium quorum apud Priscos tam Graecos quam Romanos usus, ex ferro, aere, argento et auro promptuarii. Delft.
  3. ^  Goorle, Abaham van (1605), Thesaurus numismatum Romanorum aureorum argenteorum aereorum ad familias ejus urbis spectantium usque ad obitum Augusti, Accessere eiusdem paralipomena seu typi numorum Romanorum quos a Fulvio Ursino partim non editos omnino partim non ita editos idem possidet, Delft.
  4. ^  Missere Fontana, F. (2009), Testimoni parlanti. Le monete antiche a Roma tra Cinquecento e Seicento, Rome.
  5. ^  Carpita, Veronica - Vaiani, Elena (2012), La correspondance de Nicolas-Claude Fabri de Peiresc avec Lelio Pasqualini (1601-1611) et son neveu Pompeo (1613-1622), Paris.