Sebastiano Erizzo - Pier Antonio Tollentini - 1562-1-29

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Sebastiano Erizzo - Pier Antonio Tollentini - 1562-1-29
FINA IDUnique ID of the page  4790
InstitutionName of Institution. Vicenza, Biblioteca civica Bertoliana
InventoryInventory number. Ms 277, cc. 98r-105v
AuthorAuthor of the document. Sebastiano Erizzo
RecipientRecipient of the correspondence. Pier Antonio Tollentini
Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . January 29, 1562 JL
PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. Venice 45° 26' 13.88" N, 12° 20' 4.52" E
Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. Francesco Petrarca
LiteratureReference to literature. Erizzo 15681, Missere Fontana 2013a, p. 330-331, notes 16-17, p. 336, note 81, p. 341, notes 135, 137-138, p. 342, note 1522, Marconato 2018, p. 196-2003
KeywordNumismatic Keywords  sulphur cast, book, roman, gordianus, numismatics, collection, otho, pertinax, pescennius niger, didius julianus, macrinus, diadumenianus, contorniates, rarity, price, market, hadrian, corcyra, medallions
LanguageLanguage of the correspondence Italian
LinkLink to external information, e.g. Wikpedia http://paduaresearch.cab.unipd.it/10511/1/marconato claudia tesi.pdf
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".

Lettre du 29 janvier 1562 (de Venise): "AL SIGNOR PIER ANTONIO TOLLENTINI Questa sera, giunto ch’io fui a casa, ritrovai le lettere di vostra signoria, insieme con lo scatolino delle medaglie, delle quali le torno a rendere quelle gratie che al merito di tanta cortesia et troppo amorevolezza sono convenevoli, non bastandole quella ch’io veggo sparsa nelle sue lettere, che ancora vostra signoria si adopera et pone tanto studio nell’andar cercando medaglie per mandarmi. Et certo io non vorrei che per amor mio ella si prendesse tanto carico, ché a me basta assai il gran acquisto ch’io mi trovo haver fatto della sua amicitia. Nondimeno, vedendo io che le promesse fattele da quel gentilhuomo// [c. 98v] amico suo di quegli impronti di medaglie antiche con rari riversi le saranno attese et sono per havere effetto non rifiuter già tale offerta, dovendomene poi servire nella seconda editione del libro mio, le quali medaglie credo riusciranno meglio gietate in solfo che in altra materia. Quanto a quello che vostra signoria mi richiede, ciò è che, dovendosi costì stampare un volume di lettere di principi et di persone letterate, le sono state ricchieste delle mie lettere indricciate a vostra signoria, la ringratio ancora quanto più posso. Onde le rispondo che non meritando alcuna mia lettera, ch’io scrivo agli amici in umile et rimesso stile, d’essere posta nel numero d’altre lettere o de’ principi o d’huomini letterati per non havervi soggetto// [c. 99r] che a ciò vaglia, io non vorrei che si stampassero, salvo se io a ciò consentendo non pensassi di far cosa grata a signoria, che in tal caso lascerei da parte ogni mio rispetto et interesse dell’onor mio, per far cosa che le fosse in piacere. Tre fin questo giorno sono state le mie lettere indiricciate a vostra signoria ponendo in questo numero ancora la presente, delle quali essa farà il piacer suo, che del tutto io mi rimarrò sodisfatto, sapendo che tal ricchiesta che ella mi fa da altro non procede, che da amorevole affetto di animo, che cerca troppo d’onorarmi sovra i miei meriti. Quanto alle medaglie del Gordianoii e di quell’altra con la iscrittione «GERM. RECEP.» di gratia vostra signoria non entri in spesa per me in simili cose, ch’io al// [c. 99v] tutto non voglio. Ma perché ella mi dimanda instruttione intorno al conoscimento delle antiche medaglie tenute per buone, over per rare, io non potrei sopra ciò scriverle così particolarmente, se non empiessi molti fogli, non di meno le dico, in generale, che alla medaglia si ricchiede che habbia queste conditioni: che ella in grande, grossa, ritonda, ben conservata, di buon artefice, di bel metallo et che habbia raro riverso, et che contenga istoria. Ora quanto a quegli imperadori romani che di testa sono tenuti rari in medaglie di metallo, dico a vostra signoria che sono questi: Giulio Cesare Augusto; di quei grandi non restituti da Nerva; Tiberio grande col Tempio con le vittorie per riverso; Calicula con l’adlocu=// [c. 100r]=tione per riverso; Claudio con l’arco con le spoglie et col cavallo di sopra; Nerone col porto per riverso; Galba con l’allocutione per riverso; Otho in rame, se però se ne trova alcuno; Vitellio grande; Nerva con le mule per riverso; Traiano con più figure; Adriano con più figure. Et altre che i seguenti imperadori con più figure per riverso: Pertinace, Didio Giuliano, Pescennio Nigro - rarissimo, Macrino, Diaduminiano suo figliuolo, Eliogabalo, Marco Antonio Gordiano AFR., Decio il giovane, Emiliano. Dopo questi imperadori vi sono alcuni posteriori, che si chiamano de’ tiranni, i quali quando si trovano grandi sono rari, sì come quei piccolini sottili non sono di alcun valore. Ma sommariamente sappia// [c. 100v] vostra signoria che tutte le medaglie, che hanno molte figure, animali, quadrighe con trofei, circi, caccia, edificii, archi, porti, tempi, più di una testa, sono rare et di pregio, ma più di tutte le altre medaglie si stimano i medaglioni, dei quali alcuni si trovano col cerchio, et questi tutti sono rarissimi. Le medaglie delle donne sono rare, i Agrippina con le mule per riverso, di Martia Ostacilla con li dui Filippi per riverso o pur tutte e tre le teste da un lato, di Paulina, di Domitia, di Marciana, di Crispina, di Giulia di Tito, di Giulia Domna, di Giulia Mera, di Giulia Nemias, di Poppea Sabina, di Plautilla, di Plotina, di Manlia Scantilla, di Didia clara, di Salustia Barbia, di Mariniana, di Matidia, et queste sono le più rare. //[c. 101r] Quanto ai precii delle medaglie signor mio sono molto varii et vanno crescendo, secondo la rarità o dell’Imperadore o del riverso che si vede nella medaglia, et più secondo i paesi, et città, dove sono comperate, et dove più abondano gli umori delle antichità, perché in Roma si pagano a più alti pregi: le buone medaglie, che in altro loco del mondo. Ma a me veramente pare che fino a cinque, sei, dieci, fino a vinti o a vinticinque scudi possa un genilhuomo aggiungere nel prezzo di una rara et esquisita medaglia, ma dalli dieci in suso non si ha da passare, fuor che ne’ medaglioni, che sieno conservati, et belli di riversi, quan=// [c. 101v]=tunque io sappia essersi speso in Roma questi mesi adietro denari 80 in un bellissimo medaglione molto conservato, ma spese sì soverchie le lasceremo ai principi, che in persone private parmi che questi umori dello spendere cotanto in una medaglia haverian bisogno di purgatione; perché «est modus in rebus, sunt certi denique fines». Questo tanto io ho voluto scrivere a vostra signoria sopra tal materia, essendone stato da lei ricchiesto et havendo ancora messo fidato da mandarle la presente. Ma poi ch’io son caduto in cotal proposito, ragionando con vostra signoria et havendo già passati i termini della lettera, non voglio restare d’avisarla d’una molto bella et rara medaglia// [c. 102r] in rame, ch’io questi giorni, attendendo d’haver lettere da vostra signoria, ho nuovamente acquistata. La medaglia è di Adriano di bel metallo, grande, et d’eccellente maestro, con lettere tali «HADRIANVS AVGVSTVS». Ha per riverso una bellissima nave rostrata, over galea, col suo ordine de’ remi, la quale d’un gran rilevo si vede navigare con le vele piene; sopra la prua della quale sta la figura di Nettuno tenente nella destra il tridente et nella sinistra un delfino et sotto la poppa siede un’altra figura, che mostra di comandare il viaggio a forse quatrodici figure assai grandicelle, che governano i remi, et intorno al fondo di essa nave si veggono delfini che vanno guiz=// [c. 102v]=zando per lo mare; et si legge nel mezo della vela tale iscrittione «FELICITATI AVG.» et sotto la nave «COS.III.PP.S.C.». Questa medaglia sì come è conservatissima è ancora rarissima, et singolare per non essersene mai veduta di Adriano una tale con le vele, la quale fu battuta in Roma ad Adriano per simplice adulatione, et per significare la sua felicità. Perciò che la nave in alcune antiche memorie significa ieroglificamente la felicità, il che ci dimostra ancora la iscrittione della presente medaglia «FELICITATI AVG.», sì come si vede ancora in Lucio Vero et in Marco Antonino, nelle medaglie dei quali si scorgono le navi dal riverso, et sì come io mi trovo havere ancora una me=// [c. 103r]=daglia di severo in rame, di mezana grandezza, greca, con lettere tali «**** ΣΕΒΗΡΟΣ» cioè «Severus», che ha medesimamente per riverso una bellissima nave rostrata con le vele piene et col suo ordine de’ remi et con alcune figurine dentro, intorno alla quale per lo mare si veggono notare alcuni destini, con lettere di sopra tali: «ΚΟΡΚΥΡΑΙΩΝ» ciò è «Corcyrensium», della quale farassi mentione nel libro mio, in questa seconda editione. Le quali tutte navi signarono gli antichi in queste medaglie, per dinotare la felicità di quei principi per tal segno. Ma la vela piena in tale medaglia di Adriano porge significamento di maggiore felicità. Perciò che, intendendosi per la simplice nave la felicità et aggiugnendosi la vel piena, da ciò si viene a// [c. 103v] dimostrare il navicar prospero di essa nave, da che maggiore et più piena felicità ci vien significata. I delfini che nel mare sotto il fondo della nave vanno guizzando, danno segno di salute truvandosi scritto, che per opera dei delfini molti dalle tempestose onde del mare sieno stati salvati, perciò che nel tempio di Nettuno, ch’era appresso l’istmo si vedeva il fanciullo Palemone fatto di oro et d’avorio sopra un delfino, il quale un certo Erode ateniese havea dedicato. Conciosiaché facessero ancora gli antichi sacrificio a Palemone nocchiero per la prospera navigatione. I quali delfini significando la salute fanno a proposito del prospero navicar della nave, che in questo riverso dimostra la felicità di questo principe. In conformità ancora di// [c. 104r] quanto habbiam detto vedesi sopra la prua della detta nave in questo riverso Nettuno Iddio del mare col tridente et col delfino in mano, il qual delfino significa ancora il Dio del mare et si vede in molte medaglie figurato per l’acqua et per lo mare. Onde spetialmente a Sunio si adorava anticamente Nettuno sotto l’imagine del delfino. Et nella medaglia ancora di Nerone, che ha il porto sedente di Ostia, che caccia con la destra il temone a terra et con la sinistra abbraccia il delfino et nella medaglia in rame ancora di Marco Agrippa nel suo riverso si vede Nettuno, che con la destra porta il delfino et con la sinistra l’appoggia sopra il tridente. La qual medaglia fu dal riverso consignata, con Nettuno portante il delfino, per dinotare che Marco Agrip=// [c. 104v]=pa fu capitan generale dell’armata di Casare Augusto, al quale esso Cesare donò ancora la corona lavorata d’oro con rostri, sì come scrivono Dione et Appiano Alessandrino; il delfino ancora ci dà segno della celerità nel navicare, conciosiaché i delfini accompagnino quelle navi in cui essi s’incontrano et pare che in tale incontro dimostrino un certo naturale affetto d’allegrezza, sì come si vede etiandio nel riverso di questa medaglia. Et che i delfini appresso gli antichi dessero segno di veloce et buona navigatione, ne addurremo questo essempio: che i Tireni, i quali furono anticamente tanto chiari nell’arte et nella facilità del navicare, che essercitando l’uffico del corsale posero terrore a tutto il/ mondo, acquistarono nelle favole de’ Greci, per la// [c. 105r] loro eccellenza nell’arte marinaresca, il cognome di delfini. Conchiudendo adunque noi diremo, che per lo riverso di questa medaglia d’Adriano vollero i Romani, per adulatione, mostrare una piena felicità del loro principe. Et questo tanto voglio che basti intorno alla espositione della medaglia, che dico haver novamente havuta. Ma poi ch’io vedo che vostra signoria mi ama, desidero ancora di farle parte, sì come ho fatto agli altri amici miei d’una espositione, che ultimamente uscì in stampa nelle tre canzoni del Petrarca, chiamate le tre sorelle, composte da quel divino poeta per lodare i begli occhi di madonna Laura, piena di alti et bei concetti platonici. Onde mando detta mia opera a vostra signoria, credendo che non l’habbia veduta. Né altro havendo che scriverle, a lei per sempre mi offero// [c. 105v] et raccomando, desiderando di vedere sue lettere. Di Vinegia, li XXIX di genaro MDLXII" (Vicenza, Biblioteca civica Bertoliana, Ms 277, cc. 98r-105v; Missere Fontana 2013a, p. 330-331, notes 16-17, p. 336, note 81, p. 341, notes 135, 137-138, p. 342, note 152; Marconato 2018, p. 196-200).

References

  1. ^  Erizzo, Sebastiano 1568. Discorso di M. Sebastiano Erizzo sopra le medaglie de gli antichi, con la particolar dichiaratione di esse medaglie …, nuovamente ristampato ... In Vinegia: Appresso Giovanni Varisco, et compagni.
  2. ^  Missere Fontana, F. (2013), "Sebastiano Erizzo tra collezione, epistolario e riscrittura", Numismatica e Antichità Classiche, 42, pp. 329-355.
  3. ^  Marconato, Claudia (2018), Edizione critica dell'epistolario di Sebastiano Erizzo, letterato veneziano del secondo Cinquecento, Unpublished PhD, Padua-Liège.